Domenico Sestini
Arhiva Ulcinj
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Piero Tarantino
L’ampio volume intitolato Il quinto secolo, curato da S. Giombini e F. Marcacci e pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Aguaplano, si presenta come una raccolta di numerosi saggi a carattere filosofico, storico e filologico, dedicati all’approfondimento di uno dei momenti speculativamente più ricchi e culturalmente più produttivi della storia del pensiero greco e occidentale. Il testo, come chiarito dal suo sottotitolo, si propone di rendere onore alla figura del Prof. Livio Rossetti, storico della filosofia che ha dedicato gran parte della sua lunga e prolifica carriera accademica allo studio di molteplici aspetti del v secolo. La scelta dell’argomento, tanto generale da rischiare di apparire a prima vista generica, appare pertanto motivata dall’intenzione delle curatrici di individuare un nesso unitario negli interessi di ricerca di Rossetti, la cui vastità e versatilità sono insolitamente documentate non dalla scelta di alcune tematiche, ma dalla selezione di un intero arco temporale.
Duane J. Osheim
Charles D. Klopp, Ercole Patti
Julia Marchetti Polinésio
Josef Richebuono
F. Bellini, M. Massucci, M. R. Cagiotti
Rosa Di Liberto
Rosa Di Liberto, Il castello di Calatubo. Genesi e caratteri di un inedito impianto fortificato siciliano fra l'XI ed il XII secolo, p. 607-663. L'esistenza di Calatubo (Trapani) è nota dal 1093. Il rilievo del complesso e l'analisi stratigrafica delle murature restituiscono la consistenza e la cronologia relativa delle fabbriche medievali, rapportate ad una datazione assoluta attraverso l'analisi storico-critica ed il confronto con alcune fortificazioni siciliane e di area bizantina ed islamica. Si documenta, per la prima volta in Sicilia, l'impianto di un hisn confrontabile con esempi andalusi di X-XI sec. Altresi, le analogie con coeve attestazioni calabresi evidenziano il ruolo della tradizione bizantina. Elementi di discrimine cronologico, quali le successive costruzioni del cosiddetto donjon e delle torri di fiancheggiamento, denunciano la matrice normanna di tali interventi, ascritti al XII sec. La compresenza di soluzioni proprie delle culture bizan tina, islamica e nordeuropea rivela corne anche le fortificazioni manifesti-no quei caratteri che hanno reso peculiare il linguaggio architettonico nor-manno siciliano.
Elvio Ciferri
Jean-Yves Frétigné
A. Trequattrini, L. Guidi, R. Cestini
Objective of the present work is to evaluate the economic impact caused by the attendance of the Local Health Care Unit Diurnal Center (DC) by Alzheimer disease patients. 21 Alzheimer patients were observed prospectively during 8 months: 2 months before DC attendance (period 1), 4 months during DC attendance (period 2) and finally 2 months after DC discharge (period 3). Data collected were analyzed and average resources consumption was translated into monetary costs according to the Local Health Care Unit point of view and family burden. Our analysis showed a significant cost reduction during DC attendance in respect to period 1 and 3, both on Local Health Care Unit and family sides. During period 2 (DC attendance) patients showed a significant clinical improvement too, as demonstrated by MMSE (Mini Mental State Examination), ADL (Activity of Daily Leaving), IADL (Instrumental Activity of Daily Leaving) scales. Finally our work demonstrates that the DC is a valid and economically advantageous support for the health care assistance of Alzheimer patients on SSN side and that it is able to reduce the burden of continuous care giving for families.
Dominique Briquel
Sergio Giaccaria
Paola Miniero
Presentiamo un riesame su base stratigrafica e stilistica dell’apparato decorativo dell’impianto tardo – repubblicano scoperto nel Padiglione Cavaliere del Castello aragonese di Baia. L’esame della planimetria dimostra che l’impianto è il risultato di un progetto edilizio unitario basato su moduli proporzionali e simmetrici che presenta una diversa concezione della casa romana ad atrio, per l’assenza del vestibulum e fauces. L’esame delle pavimentazioni in opus signinum e in tessellato, sulla base di confronti stilistici con esempi di Pompei ed Ostia datati su base stratigrafica, fa ritenere unitario l’apparato decorativo pavimentale con cronologia negli anni 60-50 a.C. La parete dipinta in II stile è in fase con il pavimento della soprastante terrazza . La decorazione rientra nel repertorio formale del II stile della fase IB del Beyen. Si confronta con rappresentazioni molto simili presenti in celebri case e ville tardo – repubblicane di Pompei e del suo pagus, rispetto alle quali presenta grande qualità e freschezza nella resa stilistica, nonchè originalità nella raffigurazione di alcuni motivi di repertorio.
Francesco Paolo Arata
Il riesame di tutte le fonti letterarie, figurate e documentarie relative al Tempio di Giove Capitolino, messe in relazione con i resti archeologici noti e quelli recentemente venuti alla luce all’interno del Palazzo dei Conservatori e del Giardino Caffarelli, ha motivato una rilettura complessiva del monumento antico e delle diverse sue fasi costruttive, dall’età arcaica a quelle dovute ai rovinosi incendi del 83 a.C., del 69 e dell’80 d.C. In particolare si è cercato di sostenere l’ipotesi delle dimensioni templari molto più ridotte rispetto alla visibile platea di fondazione in cappellaccio, sulla scorta di una diversa lettura del basilare passo di Dionisio di Alicarnasso e delle altre fonti, su considerazioni storiche, su una più attenta valutazione delle problematiche tecniche e architettoniche.Relativamente alla cruciale fase ricostruttiva di Q. Lutazio Catulo (69 a.C.) si propone di collocare in questo momento la trasformazione del tempio dalle arcaiche forme tuscaniche a quelle di peripteros sine postico, attraverso l’aggiunta di una nuova peristasi di colonne marmoree, inglobante l’impianto primitivo sostanzialmente rispettato.La grande platea di fondazione andrebbe quindi interpretata come il templum inaugurato, parzialmente occupato dalla aedes di Giove, potendosi forse identificare più estensivamente come l’area Capitolina nota dalle fonti.
Massimo Vitti
L’articolo prende in esame l’evoluzione topografica del Campo Marzio Meridionale, e in particolare l’area compresa tra il teatro di Marcello e l’omonima via moderna, per un arco cronologico compreso tra l’età repubblicana e il tardo antico. Si tratta di una sintesi che tiene conto delle più recenti indagini archeologiche presentando nuovi dati riguardanti la viabilità, la lastricatura dell’area antistante il teatro di Marcello e il sistema fognario. Inoltre si propongono nuove osservazioni e interpretazioni per alcuni edifici dell’area, quali il portico che fiancheggia i templi di Apollo e Bellona, il «Perrirhanterion», e una fondazione a plinti antistante il tempio di Apollo.
Claude Nicolet
Silvia Bellotti
Titus Groan (1946) and Gormenghast (1950) are the first two books of the trilogy written by Mervyn Peake. They are set in the ancient and crumbling castle of Gormenghast, a place where time seems to have stopped and where nobody has ever left or come to. The first aim of this essay is the exploration of the representation of the castle of Gormenghast: since it has been defined as the typical gothic structure, it is considered how Gormenghast diverges from the traditional stereotypes of the genre. Mervyn Peake creates a labyrinthine place, isolated in time and space, which gradually seems to expand its volume, multiplying rooms and roofs. It is remarked the symbolic value of the castle and how the inhabitants and the villain relate with this place. In fact, all the characters, except for the protagonist and the villain, are defined in their identity by a room, which becomes their own universe. In the last part of the essay, it is underlined how the metamorphosis of the castle is followed by the metamorphosis of the villain Steerpike as embodiment of pure evil.
Gianmarco De Angelis
Francesco Della Puppa
Gianluca Soricelli
Massimo Lo Curzio, Marco Lo Curzio